Il Molise, si sa, è un territorio che custodisce gelosamente la sua storia. È la terra dei sapori e delle tradizioni, che conserva con orgoglio le più antiche memorie culinarie, le ricette, gli aromi e le fragranze di tempi lontani. Fantasia, semplicità e genuinità sono gli ingredienti principali di una cucina che vi invitiamo a “provare”, attraverso le tappe che vi suggeriamo in questo secondo itinerario.

Il percorso ha inizio nel comune di

Carpinone

Leggenda vuole che il nome Carpinone abbia le sue origini dalla pianta del carpino o dalle numerose carpe che popolano il fiume Carpino. È un piccolo centro di appena mille abitanti, raggiungibile dalla SS 17, accogliente e familiare, perfetta sintesi di bellezza e tranquillità. Prima di passare all’assaggio del piatto locale vi suggeriamo di fare una breve passeggiata nel centro storico. Pochi passi e dalla piazzetta centrale si raggiunge il castello Caldora, uno straordinario esempio di fortezza residenziale, realizzato intorno al 1000 d.C. , in pieno periodo normanno, ricostruito e ampliato dai Caldora durante il XV secolo, fino ad ottenere l’attuale versione rinascimentale. Dopo la visita al castello, l’ideale sarebbe recarsi presso un ristorante della zona per gustare un bel piattone delle famose “Taccozzelle e fagioli”. Si tratta di una pasta lavorata a mano a forma di rombo, che trova le sue origini nel mondo arabo. La farina di frumento duro, utilizzata per l’impasto, oltre a garantire una lunga conservazione, permette una buona cottura, senza disfarsi, mantenendo intatte le peculiarità organolettiche. La tradizione gastronomica di Carpinone arricchisce il tutto con un robusto trito di lardo e un’aggiunta di peperoncino. Un piatto semplice, veloce e molto saporito, che conosce anche diverse varianti, sostituendo i fagioli con altre tipologie di legumi. Dopo questa gustosa pausa si può trascorrere qualche ora verso mete interessanti. Come la splendida cascata in località Schioppo o la grotta con stalagmiti in località Fontanelle, entrambe raggiungibili tramite sentieri che partono dalla provinciale. La gita può concludersi in località Pontenuovo, dove si trova la sorgente naturale detta “Fonte degli ammalati”, così chiamata per le proprietà diuretiche e di leggerezza che la sua acqua possiede.

Si prosegue in direzione di

Castelpetroso

I piatti tradizionali di Castelpetroso sono realizzati con prodotti genuini e semplici, e riflettono bene lo spirito degli abitanti di questo borgo. Giunti qui, non si può rinunciare ad un bell’assaggio dell’ottima polenta locale, che viene accompagnata da diversi condimenti, come la salsa di pomodoro e salsiccia, fagioli e cotica oppure aglio, olio e verdura soffritti. Se poi siete portati per sapori più decisi, vi invitiamo ad assaggiare le “sciuscielle e ciabbotta”, ossia polpette a base di formaggio e uova cotte in una zuppa di salsiccia, prezzemolo, pelati, cipolla e zucchine o, in alternativa, peperoni… provate a immaginare già solo il profumo! Queste prelibatezze locali possono essere degustate soprattutto in occasione della “Serata al Borgo”, un percorso enogastronomico che si svolge tra le vie del paese, animate da musica popolare, che si terrà il prossimo 19 agosto. Dopo questo sostanzioso assaggio, non può mancare una visita al Santuario dell’Addolorata. Si può decidere di fare una passeggiata a piedi di circa mezz’ora, per chi ha buona resistenza o spostarsi in macchina in pochi minuti. La Basilica svetta su una collina rocciosa che raggiunge gli ottocento metri di altezza ed è una meta molto frequentata dai pellegrini. Una tradizione viva nel popolo vuole che in questa roccia, che perciò è chiamata la Santa Rupe delle Apparizioni, sia apparsa la Vergine a due contadine di Castelpetroso. Realizzata secondo le regole dello stile neogotico, è di una bellezza e una maestosità che non ha nulla da invidiare alle più grandi cattedrali del mondo.

Procedendo sulla strada statale, e superando le località di Cantalupo del Sannio e San Massimo, si raggiunge la terza tappa di questo stuzzicante itinerario

Civita superiore di Bojano

È uno dei borghi più insoliti e antichi della piana di Bojano, situato su una collina abitata sin dal VI secolo a.C. dominata dal castello, risalente al IX secolo. La scelta di questo luogo non è stata certo casuale, dato che il piccolo centro occupa una posizione a controllo sulla valle che lo circonda. Ciò ha determinato la formazione di un impianto urbano unico nel suo genere, molto diverso da quelli presenti nel resto della Regione. Passeggiando tra le strade del piccolo borgo, è curioso notare come qui gli orti si trovino all’interno dell’abitato, a differenza di tutti gli altri centri. È peculiare, inoltre, vedere le mura perimetrali e quelle di alcune abitazioni fondersi e formare un tutt’uno, come accade nel suggestivo quartiere della Giudecca, dove le stalle, che non hanno bisogno di finestre, sono state costruite addossate al muro di cinta. Dopo la visita del borgo, potete dedicarvi alla scoperta dei sapori locali. Non dimenticate che l’intero territorio è famoso per la produzione di un’ottima mozzarella di latte vaccino, lavorata a mano secondo tradizione. È d’uso consumarla come antipasto, senza alcun condimento, per apprezzarla appieno in tutta la sua fragranza. Se poi amate i sapori dell’orto, sappiate che troverete i fagioli cannellini più saporiti della Regione e i migliori finocchi e sedani bianchi. Da decenni c’è un’aspra contesa con i centri di Acquaviva Collecroce e Isernia per la paternità di questi prodotti. Una battaglia del gusto, da dove il palato esce sempre e solo unico vincitore.

Manca ancora poco per raggiungere la meta di questo itinerario, Miralago. Ma non si può rinunciare ad una sosta nel comune di

Campochiaro

Ha l’aspetto del tipico borgo fortificato, nato durante la fase di incastellamento del IX-X secolo, situato su una collina sulla cui sommità si trova una delle nove torri che difendevano l’abitato, articolato in un groviglio di suggestive stradine e vicoli. Passeggiando per il piccolo borgo si sente un odore particolare, soprattutto durante il mese di luglio. È quello dell’origano, l’aromatica spezia selvatica che ha fatto di Campochiaro la capitale mondiale di questo prodotto. Così si chiarisce una piccola curiosità: l’origano ha bisogno di luoghi aperti e soleggiati per crescere, quindi valli ben illuminate… nessun posto è migliore di Campochiaro, appunto. Qui, l’origano raccolto viene conservato in piccoli mucchietti, messi a essiccare in ambienti ben ventilati e bui e infine sgranato a mano; un procedimento che si conclude in pochi giorni. Un prodotto così genuino e fresco esalta in maniera straordinaria i sapori di molti piatti, come la prelibata zuppa di fagioli al profumo di origano. Potete acquistare questa spezia sul posto o, magari, se avete un occhio allenato e un po’ di pazienza, potete provare a raccoglierlo lungo i diversi sentieri che circondano il borgo. Se vi ritrovate a raccogliere origano in località Civitella, approfittatene anche per vedere le rovine del santuario sannitico del IV secolo, dedicato ad Ercole Quirino. Il tempio principale è collocato su un’ampia terrazza, mentre più in basso è ancora visibile un lungo portico. Chi ama la natura, sarà felice di sapere, infine, che qui a Campochiaro si trova una delle oasi WWF più estese d’Italia. Copre una superficie totale di circa 2.000 ettari, che comprendono spettacolari e alte cascate e profonde gole. Durante tutto l’anno visite guidate, campi lavoro, campi studio ed escursioni rendono la permanenza qui a Campochiaro un’esperienza indimenticabile e appagante.

Continuando a salire di quota, superato il comune di Guardiaregia e, ancora più avanti, il quadrivio di Sella del Perrone, questo “gustoso” itinerario si conclude a

Miralago

Il Matese è terra di pascoli e di transumanza. Grandi protagonisti di queste zone, grazie all’ambiente incontaminato, sono: la carne, che si distingue per la sua alta qualità e il latte, da cui si ricavano il famosissimo “Pecorino del Matese”, gli altrettanto squisiti formaggi di capra, vaccino e l’inimitabile Caciocavallo. Quest’ultimo è buonissimo da assaporare “impiccato”, cioè ammorbidito lentamente sulla brace e, man mano che si scioglie, spalmato sul pane casereccio, magari bruschettato. Quindi, arrivati a Miralago, godetevi lo splendido panorama che vi circonda, mentre, nell’area attrezzata, preparate un perfetto pic-nic con i migliori prodotti suggeriti e acquistati lungo questo percorso. Ah!… se vi sentite un po’ appesantiti, una buona tisana a base di origano del Matese vi aiuterà ad alleggerire il senso di pienezza… forse meglio fare anche una bella passeggiata in riva al lago. Alla fine di questo “viaggio”, vissuto nel pieno rispetto dell’ambiente, degli animali e delle persone che vi abitano, ricordate che il Matese è sempre pronto ad accogliervi con calore, per offrirvi quanto di meglio possiate desiderare per il vostro palato, gli occhi e il cuore.