Jelsi | Un viaggio tra sapori e tradizioni

a cura di turismoinmolise.com

 

 

Nel sud della regione, quasi a confine con la Campania, si trova un paese dalle mille peculiarità, con tradizioni a dir poco affascinanti: Jelsi. Ed è già il nome, con la “j” iniziale, lettera tutt’altro che comune, a farci capire da subito che i suoi vicoli e la sua storia riservano ai visitatori tante inaspettate sorprese. Della storia più antica del territorio non si sa tantissimo. Molto probabilmente era battuto dai cacciatori già in epoca preistorica e i primi ritrovamenti archeologici databili sono del V secolo a.C. Notizie certe risalgono al 1269, quando il paese compare nel libro delle donazioni di Carlo I d’Angiò.

E proprio riguardo il nome è interessante scoprirne l’origine. Alcuni storici ritengono, infatti, che Jelsi sia stato fondato da colonie zingare e, per questo, chiamato “Terra Gyptie”. Nel corso dei secoli la sua denominazione ha subìto tante modifiche, passando per “Gitium”, “Gelzi”, “Gelizza” e come penultimo, “Ielsi”, al tempo del Regno delle Due Sicilie. Uno degli eventi che più ha segnato questo luogo riguarda il terremoto del 26 luglio 1805. Nel bel mezzo della notte, la maggior parte dei paesi molisani andarono distrutti, ma non Jelsi, che contò pochi danni e pochissime vittime. Fu in seguito a questo avvenimento che nacque la Festa del Grano in onore di Sant’Anna, come forma di riconoscenza per la protezione e la grazia ricevute. Prima di scoprire le curiosità che questa festa riserva ai suoi ospiti, però, è d’obbligo fare una tranquilla passeggiata alla scoperta del borgo e del territorio circostante, ricco di numerose attrazioni, a partire dal Palazzo Ducale dei Carafa, una maestosa dimora del ’500 che conserva ancora alcuni ambienti originali, come le cantine e la prigione.

Adiacente al palazzo si trova la meravigliosa cappella della Santissima Annunziata, la cui cripta è uno straordinario e raro scrigno d’arte. Custodisce, ancora intatte, pregiatissime pitture del ’300, il cui stile appartiene alla scuola di Giotto e Pietro Cavallini. Un elemento in particolare attira l’attenzione del visitatore: il Cristo raffigurato nudo in età adulta. Si tratta di una rappresentazione della quale vi sono pochissimi esempi in tutta la Penisola. Proseguendo la passeggiata nel borgo si può scoprire il fascino dello storico Palazzo Valiante, esempio di residenza fortificata del ’700, e la casa Pinabello, la cui facciata presenta numerosi bassorilievi tra cui uno (di epoca longobarda) attestante il culto della vipera. A pochi chilometri dall’abitato, inoltre, vi sono il “Ponte di Campobasso”, che attraversa il fiume Carapelle, la bella area naturalistica attrezzata della “Valle del Cerro”, il Parco Paleontologico e il Santuario di Santa Maria delle Grazie con l’annesso Convento dei Frati Francescani. Su quest’ultimo bisogna soffermarsi perché apre un mondo inatteso, quello del grano e della Festa che lo lega a Sant’Anna. Una parte del convento, infatti, ospita il MuFuG, Museo di Comunità della Festa del Grano, in cui sono conservati documenti, carri allegorici, quadri e foto che raccontano il legame della popolazione jelsese con la terra. Scopriamo allora cos’è questa famosa Festa del Grano!

Torniamo per un attimo a quanto accadde la notte del 26 luglio 1805. Il miracolo di Jelsi fu imputato al santo del giorno, Sant’Anna e, da quella data, viene celebrata ogni anno una giornata di festa in suo onore, come segno di ringraziamento e devozione. La domanda, a questo punto, sorge spontanea. Come si intreccia il grano in questa storia? Bisogna pensare che, all’inizio dell’800, la maggior parte della popolazione viveva di agricoltura e il bene più prezioso che possedeva era il grano, definito anche come “oro dei poveri”, in quanto principale fonte di cibo e di reddito. In quel tempo, dunque, non c’era cosa più importante da donare alla Santa protettrice.

Nacque così la Festa del Grano che, anno dopo anno, è andata ingrandendosi sempre più. Elementi distintivi della manifestazione sono i carri e le traglie (mezzi agricoli di trasporto) che sfilano lungo le vie del paese, trainati sia dalle vacche che dai più moderni trattori. L’organizzazione di questo grande evento richiede almeno un mese di preparativi. Sì perché, per realizzare i carri, vengono intrecciate a mano spighe di grano e incollati, uno ad uno, i singoli chicchi. Ed è così che, nei giorni antecedenti la festa, camminando per le vie del paese è facile incontrare gruppi di donne intente a realizzare le cosiddette “trecce”, mentre nei garage e nei capannoni vengono predisposti i carri.

Lo scenario e l’incredibile suggestione generati dall’evento rappresentano un ottimo motivo per una visita estiva a Jelsi, ma ricordiamo che questo centro è famoso anche per i numerosi piatti della tradizione che ancora oggi è possibile gustare. Tra questi è certamente da menzionare il baccalà in ogni sua declinazione, specialmente “arracanato” (gratinato) con mollica di pane, pinoli e uvetta. Ancora più tipico è un piatto che, da solo, potrebbe saziare un’intera famiglia: ‘u funnateglie.

Un nome che è tutto un programma. Tradotto significa letteralmente “affogare”… ma affogare cosa? Il pane, naturalmente. Un bel cantozzo (tozzetto di pane) da intingere direttamente nella terrina.

‘U Funnateglie

Gli ingredienti per la sua preparazione?

Tutti prodotti “contadini”: uova, salsiccia sotto sugna, peperoni, pomodori, cipolle, peperoncino, basilico, sale e, naturalmente, olio. Come affermerebbe ogni singolo abitante del luogo, solo dopo questo gustosissimo e ricco assaggio la vostra visita a Jelsi può dirsi veramente conclusa. L’occasione ideale per scoprire ‘u funnateglie è sicuramente la Sagra dedicata a questo speciale piatto, organizzata ogni anno nel mese di luglio. Un’ulteriore occasione per vivere la magnifica atmosfera che regala il piccolo centro molisano. Nell’attesa di poterlo degustare nel bel borgo di Jelsi, vi proponiamo la ricetta per prepararlo direttamente nella vostra cucina. Il procedimento è abbastanza semplice; bisogna solo prestare un po’ di attenzione ai diversi tempi di cottura. Buon divertimento

Procedimento

Tagliare la cipolla a fette e farla imbiondire in un tegame dai bordi alti con olio e peperoncino. In un’altra padella, far rosolare pezzi di salsiccia sotto sugna. Una volta pronta, unirla al soffritto di cipolla e peperoncino. A questo punto, aggiungere i peperoni ben lavati e asciugati e tagliati a striscioline. Far soffriggere il tutto e insaporire con un pizzico di sale. Calare i pomodori insieme alla loro salsa con un goccio d’acqua e regolare di sale. Lasciar cuocere per circa 35-40 minuti a fuoco non molto alto e con coperchio, e una ventina di minuti senza, in modo da far restringere il sughetto senza farlo asciugare troppo. Finita qui? No… manca la “ciliegina sulla torta”: le uova (una a testa) da adagiare sul tutto facendo attenzione a non rompere il tuorlo. Lasciar cuocere qualche minuto e spegnere il fuoco facendo in modo che l’uovo sia ancora morbido. Infine, aggiungere del basilico fresco. È possibile, a questo punto, gustare ‘u funnateglie servendolo in tegamini di terracotta, avendo cura che ogni commensale abbia un pezzo di salsiccia e un uovo… e buon appetito!

www.festadelgranojelsi.it
Funnateglie
Mufeg – Museo Del Grano Jelsi