Un fiume di fuoco che attraversa i secoli

a cura di Mariagiovanna Antinolfi

Mariagiovanna antinolfi

È l’otto dicembre, il giorno che introduce le festività natalizie. Il sole brilla alto nel cielo di Agnone, indisturbato da nuvole, e riscalda l’aria fredda e pungente che scende dalle vicine montagne. Il centro cittadino è immerso nel festoso brulicare dei volti sorridenti di quanti, passeggiando tra vicoli ricchi di storia e tradizioni, si scambiano auguri e aspettative sull’evento della secolare tradizione cittadina, previsto per il tardo pomeriggio. Musiche gioiose, addobbi natalizi e un forte senso dell’attesa accolgono i visitatori che, ogni anno sempre tanto numerosi, giungono fin qui per assistere a uno dei più rappresentativi riti del fuoco: la Ndocciata.

È grazie alla mia passione per la fotografia che torno con piacere ad Agnone, un borgo tra i più belli della regione, per catturare, ogni volta con emozioni nuove, gli istanti più suggestivi di questa lunga processione di fiamme e scintille prodotte dalle ‘ndocce: lunghi fasci di legno intrecciati a ventaglio, culminanti in rami di ginestre essiccate da cui la fiamma divampa con schioppettante avidità. Con questo rituale ancestrale e propiziatorio, nella notte dei tempi, si salutava l’arrivo dell’inverno, affidando alle doti purificatrici del fuoco le speranze sull’avvenire.
La città offre tante buone occasioni per ingannare l’attesa dell’accensione della prima ‘ndoccia: caseifici artigianali, botteghe del rame, deliziose pasticcerie, profumatissimi forni inebriano letteralmente i sensi dei visitatori, rinvigorendone corpo e spirito, prima che siano catapultati nel fiume di fuoco che, di lì a poco, invaderà il lungo Corso Vittorio Emanuele.

Per non parlare della gratificazione che ricevono occhi e anima se ci si addentra in una delle 14 chiese che impreziosiscono il borgo di bellezza, arte e storia. Insomma, in questa antica città dell’entroterra molisano è impossibile annoiarsi o restare indifferenti all’avvicendarsi dei secoli che in ogni angolo del paese hanno lasciato, indelebili, i segni della resilienza di un popolo – gli Osci un tempo, i molisani oggi – così gelosamente e orgogliosamente attaccato alle proprie tradizioni. E, tra queste, il rito della ‘Ndocciata è senza dubbio una delle più sentite e partecipate.
Con gli occhi pieni di bellezza e il corpo rinvigorito dalle prelibatezze locali si giunge, in trepida e crescente attesa, al momento tanto desiderato dell’accensione delle ‘ndocce, alla cui preparazione gli agnonesi lavorano per tutto l’anno.

La sfilata

Preceduti da una sfilata di figuranti in costume tradizionale, formata soprattutto da donne e bambine, gli uomini del paese si susseguono con ritmo incalzante e fiero, recando in spalla queste imponenti torce. Aprono il corteo, come giovani virgulti, i bambini e gli adolescenti, sui cui volti è immediata la lettura dell’orgoglio e della gioia con cui contribuiscono, guidati e incitati dai padri, ad accendere l’entusiasmo delle migliaia di spettatori che affollano i lati del corso, stretti dietro alle transenne che delimitano il percorso delle ‘ndocce… poi, via via, sfilano diverse centinaia di portatori più esperti, che reggono sulle spalle enormi “ventagli” formati anche da venti e piùndocce.

Come api operose che ronzano attorno ai fiori più carichi di polline, una moltitudine di giornalisti, operatori televisivi e fotografi (tra i quali anche qualche intrepido fotoamatore come me) seguono guardinghi gli ‘ndoccieri, in attesa di vederli volteggiare in gruppo, a centro strada, in una piroetta di fiamme, schegge infuocate e fumo, incuranti del peso che portano sulle spalle e delle scintille che piovono a cascata sul pesante mantello che li protegge.
La musica in sottofondo rimanda a melodie epiche che, in men che non si dica, trasportano l’ascoltatore a quella notte senza tempo in cui il freddo è vinto dal fuoco, il male sopraffatto dal bene, le tenebre disperse dalla luce.
Il lungo, faticoso e affascinante cammino degli ‘ndoccieri si conclude in Piazza Plebiscito, dove tutte le ‘ndocce vanno a formare il gigantescoFalò della Fratellanza“.

Ancora un ultimo scatto prima di riporre la mia reflex nello zaino; gli occhi brillano, non solo per il fumo, ma soprattutto per l’emozione di aver assistito all’impetuoso scorrere del fuoco, al vigoroso incedere degli ‘ndoccieri che con coraggio sfidano le intemperie del futuro, avanzando con fierezza tra le schegge dell’incerto e dell’imprevisto.
Così la danza dell’uomo che attraversa i secoli con la baldanzosa spavalderia dell’incoscienza può ripetersi ogni anno, quasi a voler restituire a ciascuno l’antica eredità di un generoso Prometeo: il fuoco dell’intelligenza e della memoria la cui custodia è, per il popolo agnonese, onere e privilegio.

• Ricorrenza storica per la manifestazione è stata la sfilata del 1996 in Piazza San Pietro, alla presenza di Papa Giovanni Paolo II.
• La ‘Ndocciata è stata riconosciuta come “Patrimonio d’Italia per la Tradizione” nel 2011 dal Ministro del Turismo.
• Nel 2012 è stato emesso un francobollo ordinario dello Stato italiano della serie tematica “Il folclore italiano” dedicato alla ‘Ndocciata, in 3 milioni di pezzi.
• Nel 2015 la ‘Ndocciata ha sfilato sulla darsena dei navigli di Milano, come evento di punta di Expo in Città.

 

 

 

Info
Tel. 0865 77249
www.ndocciataagnone.it
Facebook: La ‘Ndocciata – Il Giorno del Fuoco
Instagram: Landocciata

Foto di Mariagiovanna Antinolfi, Sisto Bucci, Ciro Schiavone, Paolo Pasquale