testo e foto di Sara Fusco

Avete mai visto i fiori sulla sabbia? È questo lo spettacolo che mi si è presentato davanti agli occhi la prima volta che sono andata sulle dune di Campomarino e Petacciato.

Questi ambienti ospitano una grande varietà di comunità vegetali e animali in territori molto ristretti, compresi tra mare e terra. Le condizioni di vita molto difficili (vento, sale e substrato instabile) fanno sì che vi possano vivere solo animali e piante altamente specializzati, spesso esclusivi di questi habitat. Le dune sabbiose forniscono, inoltre, anche importanti servizi ecosistemici, quali la protezione delle aree retrodunali dagli effetti del vento e del sale, il controllo dell’erosione costiera, l’attrattività turistica legata alla balneazione e altre attività ricreative. Purtroppo le coste sabbiose del Mediterraneo sono ambienti estremamente vulnerabili e minacciati sia dall’erosione marina che dalla crescente pressione antropica. Questi fattori, insieme al continuo calpestio e alla costruzione di grandi stabilimenti balneari, provocano nel tempo la riduzione e/o la scomparsa di molti habitat di questo tipo, con conseguenze negative sia sulla biodiversità che sul benessere umano. Una duna degradata perde la capacità di proteggere le aree interne dal vento e dalla salsedine e di mitigare gli eventi climatici estremi, oltre a essere poco attraente per i turisti.

Achillea marittima

In Molise sono presenti ampie estensioni di aree dunali ancora ben conservate e per questo motivo la Comunità Europea ha istituito tre Siti di Importanza Comunitaria (S.I.C.), che fanno parte della Rete europea Natura 2000, e finanziato la loro tutela attraverso il progetto europeo Life Maestrale. In questo articolo voglio raccontarvi di alcune piante che crescono in questi ambienti, di come riescano ad adattarsi a questo particolare territorio, a volte estremo, e come ognuna si sia altamente specializzata occupando uno spazio specifico, come mostra il transetto di vegetazione (disegno in alto). La prima zona, detta Cakileto, è quella più prossima alla battigia e, perciò, maggiormente esposta alla salsedine e ai venti; la specie che dà il nome a quest’area è il Ravastrello marittimo una piccola pianta grassa che resiste in prima linea e protegge i suoi semi in un involucro così duro da riuscire anche a essere trasportato lontano dal vento e dalle onde del mare. La seconda fascia è quella dell’Elymeto, che prende il nome dalla Gramigna delle spiagge, una graminacea dall’aspetto molto aperto e rado, caratterizzata dalla presenza quasi costante di poche altre specie dunali. L’adattamento a questi ambienti ostili ha portato, ad esempio, l’Achillea marittima ad avere un bellissimo colore argenteo per riflettere i raggi solari e proteggersi da essi mentre, nel periodo della fioritura, mostra dei piccolissimi fiori gialli. Il Finocchio litorale spinoso, invece, ha fiori bianchi in grosse corolle e ha ridotto al massimo l’estensione delle sue foglie, tanto da sembrare quasi spine; questo gli permette di ridurre l’evapotraspirazione (per riuscire a trattenere più acqua) e proteggersi dal clima arido. Proseguendo verso l’interno, le dune embrionali mobili si fanno più consistenti. La specie più caratteristica e tipica della zona dell’Ammofileto è una poacea perenne, la Sparto meridionale, che con le sue radici notevoli, sia per la loro estensione che per le proprietà meccaniche, fissa la sabbia e contribuisce a dare origine a queste strutture geomorfologiche.

Vilucchio marittimo

La composizione floristica tipica di questo ecosistema comprende anche altre varietà di piante. Tra queste, il Vilucchio marittimo mi ha sempre affascinato. Cresce rasoterra e i suoi boccioli sono posizionati ad altezze diverse per assicurarsi la fioritura; il vento, spostando la sabbia, ne espone i boccioli. La Calcatreppola marittima, dagli incantevoli fiori di colore viola lucente, per contrastare l’evapotraspirazione ha foglie durissime. La più delicata di tutte è l’Euforbia marittima: il suo piccolissimo fiore è protetto da foglioline che formano una coppa nella quale la mattina è possibile osservare una goccia di rugiada che “innaffia” l’inflorescenza. Dietro le prime dune mobili, stabilizzate dallo Sparto meridionale, si crea una zona riparata con rilievi più modesti dove il substrato è ancora sabbioso ma con una certa componente di materia organica che li rende più compatti. Qui si formano i pratelli retrodunali dove crescono piante come la Silene colorata, che esibiscono bellissime infiorescenze. La pianta più spettacolare di quest’area è il Verbasco del Gargano, endemico dell’Italia centro-meridionale. I suoi fiori gialli, che si arrampicano verso il cielo, rendono queste aree davvero magiche. A volte nelle piccole valli poste fra i cordoni litorali (zone sabbiose) si sviluppano delle depressioni dove l’accumulo di materiale fine rende impermeabile il suolo e fa sì che si formino dei laghetti retrodunali.

Pratelli retrodunali con Silene colorata

A Campomarino Lido questa zona umida retrodunale si trova a nord del centro abitato, prima del fiume Biferno; quest’area si tinge di rosa durante la fioritura, che avviene nonostante l’elevata salinità dell’acqua. Infine, la vegetazione dei litorali sabbiosi raggiunge la sua forma più complessa ospitando specie arbustivo-arboree sempreverdi: la profumata macchia mediterranea. A Campomarino è presente la stazione più a nord del Ginepro coccolone, Juniperus oxycedrus subsp. Macrocarpa, il cui habitat ha ricevuto protezione europea prioritaria (Direttiva 92/43/EEC). In quest’area si possono osservare molte altre specie oltre alla bellissima fioritura dei Cisti, cresciuti dopo (e grazie) a un grande incendio che ha investito l’area nel 2007. Sono piante, infatti, i cui semi si attivano con le alte temperature.

Cisti

Avete mai visto i fiori sulla sabbia? Ve li ho raccontati in poche parole ma bisogna vederli dal vivo per apprezzarli in tutta la loro bellezza, per sorprendersi di fronte alla loro capacità di sopravvivere in condizioni di estrema difficoltà e per godere dei loro meravigliosi colori variopinti.

«La spinta verso la vita genera miracoli stupendi»

Sara Fusco Responsabile azioni naturalistiche del progetto Life Maestrale LIFEMAESTRALE.EU