Testo di Simona Carracillo
Foto di Sisto Bucci, Paolo Pasquale e Pino Manocchio
Il Medioevo, e in particolare l’Alto Medioevo, evoca atmosfere cupe e tenebrose, permeate di superstizioni, paure e oppressioni. Tuttavia, scostando questo velo negativo si scopre un’epoca di straordinaria vitalità, fatta di scambi culturali fecondi, di grandi idee che illuminano le menti, di arte che fluisce con grande abilità e conoscenza tecnica. La politica stessa assume contorni innovativi, con forme di governo e organizzazioni sociali strutturate secondo il rispetto del lavoro e dell’essere umano.

È in questo periodo, tra l’VIII e IX secolo, che Carlo Magno dà vita a un’Europa ante litteram. Tra tutte le discipline storiche, quella maggiormente capace di farci comprendere appieno la grandezza di quest’epoca è certamente l’archeologia; tra i vari siti archeologici altomedievali rinvenuti, uno dei più significativi è senza dubbio quello di San Vincenzo al Volturno. Ritenuto uno dei più imponenti di tutta Europa, tanto da essere stato inserito nel percorso di candidatura Unesco, conserva intatta la planimetria di un monastero dei tempi di Carlo Magno e custodisce la cultura materiale, testimoniata da una collezione di manufatti risalenti al VIII e XI secolo, più cospicua di tutto il mondo.
Sorto attorno al 703, per opera di tre nobili beneventani e sotto l’egida dei duchi longobardi, il cenobio acquisisce ben presto grande prestigio e fama ma è solo con l’arrivo dei Franchi che viene proiettato nel contesto ben più ampio del Sacro Romano Impero. San Vincenzo, nominato monastero imperiale, è pienamente integrato nell’organizzazione politica carolingia che considera tali istituzioni come importantissimi fulcri di potere economico, sociale, culturale e religioso, rendendoli di fatto luoghi di grande ricchezza con ingenti proprietà e pertinenze territoriali. È questo l’apice della crescita di quella che, ormai, è una vera e propria città monastica con centinaia di monaci benedettini ed edifici di straordinaria bellezza destinati alla preghiera, al lavoro e allo studio.

L’apogeo di tale ascesa, tuttavia, subisce un primo brusco arresto nell’881 quando l’attacco saraceno, orchestrato dal duca vescovo di Napoli Attanasio II, porta il monastero sull’orlo del collasso. Centinaia di confratelli vengono trucidati mentre il saccheggio e gli incendi riducono la sacra sede alla desolazione costringendo i superstiti alla fuga. Rientrati a Castel San Vincenzo solo intorno al 920, in numero notevolmente inferiore, i monaci si dedicano alla ricostruzione parziale delle loro strutture ma, ben presto, decidono di abbandonare del tutto il luogo originario optando per la costruzione ex novo di un cenobio di dimensioni notevolmente inferiori, sulla riva opposta del fiume Volturno, in quello che oggi è conosciuto come “San Vincenzo Nuovo”. Dopo questo abbandono, l’oblio e la natura reclamano i resti di ciò che un tempo fu l’illustre centro conosciuto e abitato da grandi e nobili abati, intellettuali, teologi e santi e solo molti secoli dopo, nei primi anni ’80 del secolo scorso e grazie alla ricerca del prof. Richard Hodges, riemergono i primi resti di San Vincenzo al Volturno. Numerose chiese, refettori, foresterie, chiostri, cucine, insieme ad ambienti riccamente decorati, diventano di nuovo la testimonianza tangibile della grande storia di questo luogo. Centinaia di manufatti (vetri lavorati, gioielli, sculture, epigrafi, mosaici, pavimenti in marmi e ceramiche) rappresentano il frutto dell’abilità artigianale dei monaci, degli operai e dei maestri d’arte che, con dedizione, hanno operato nelle officine e nei laboratori monastici.

Tra tutte le meraviglie riemerse, “la più” è senza dubbio la Cripta di Epifanio, la quale si mostra come luogo sacro intatto nella sua architettura e nella sua decorazione pittorica. Scoperta per caso da un contadino nel 1832, oggi è proprietà dei monaci cassinesi i quali, da un certo periodo della storia, hanno assunto la proprietà del San Vincenzo Nuovo e dei suoi beni territoriali.

Le pitture, risalenti alla prima metà del IX secolo o ancora più antiche secondo recenti indagini, rivelano un progetto iconografico che si concentra sui temi mariani e apocalittici, intimamente connessi agli studi di un eminente teologo e abate di San Vincenzo vissuto nell’VIII secolo: Sant’Ambrogio Autperto, citato da Paolo Diacono come uomo di straordinaria erudizione e da Papa Benedetto XVI quale primo grande mariologo di tutto l’Occidente. In questo contesto archeologico dell’Alta valle del Volturno, il Medioevo si presenta come un’epoca di straordinaria creatività in cui l’umanità, nonostante le sfide e le avversità, è riuscita a elevarsi verso vette di intensa spiritualità, intellettualità, conoscenza e splendore artistico.

In un’epigrafe riemersa a San Vincenzo al Volturno si legge: “membra sacerdotis licet tumulata sepulchro hoc iaceant Tamfrid spiritus astra petit” (“sebbene le membra del sacerdote possano giacere nella tomba, lo spirito di Tamfrid aspira alle stelle”). Questa iscrizione incarna tutta la dolcezza, la poesia e l’arte di cui è intrisa quest’epoca storica; essenze spesso sottovalutate e oggi ancora poco riconosciute per quella che è chiamata “l’Età di Mezzo”.

Complesso Monumentale di Castel San Vincenzo: Per visite guidate: Tel. 333 6972803 | Per informazioni: Direzione Regionale Musei Molise
Cripta di Epifanio: Informazioni e prenotazioni: 350 1755970 | info@criptadiepifanio.it

San Vincenzo al Volturno and the Crypt of Epiphanius
The Middle Ages, despite their gloomy reputation, were actually an era of exceptional cultural and artistic vitality, as archaeology shows. This is witnessed by the Monastery of San Vincenzo al Volturno, one of the most significant sites of the Molise of the Early Middle Ages in Europe. Founded in the 8th century, the monastery became an important political, economic and cultural center under the Franks; later it was devastated by the Saracen attack of 881 and reduced to desolation.

The monks, returned here around 920, partially rebuilt the monastery but then opted for the construction of a new Cenobio, San Vincenzo Nuovo. Only in the nineteenth century, thanks to the research of Prof. Richard Hodges, the first remains of San Vincenzo al Volturno emerged. The discovery revealed churches, refectories, cloisters and a rich collection of artifacts, along with the precious Crypt of Epiphanius. With paintings dating back to the 9th century, the Crypt reveals the exceptional creativity and spirituality of the Middle Ages, contradicting the negative image often associated with this era.
