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a cura di Silvia Santorelli

Una mirabolante passeggiata tra gradini, vicoli e case avviluppate “sulla collina interamente rivestita di pietra”. Questo è il mio primo pensiero quando immagino Trivento.
Siamo nella Valle del Trigno, circondati dagli alti rilievi del Molise e dell’Abruzzo; una terra che, a dispetto del contemporaneo confine, rivela la sua secolare funzione di contatto tra culture e popoli in transito che hanno risalito il tracciato del fiume.

Trivento sorge sul colle dominante la vallata, una fortunata posizione geografica che ha favorito la millenaria realtà insediativa e affermato il ruolo storico di centro di governo. Per scoprire questo paesaggio culturale, che conduce lo sguardo sui profili montuosi o sull’orizzonte proiettato verso il mare, bisogna giungere sul punto più alto del paese, seguendo l’insolito percorso in pietra che riveste l’intera collina: la monumentale scalinata ottocentesca dedicata a san Nicola. Nel XIX secolo, in risposta alla necessità di ampliare il perimetro urbano, fu realizzata la pavimentazione che ancora oggi unisce Piazza Cattedrale a Piazza Fontana, dalla quale inizia la nostra visita.

Luogo accogliente, di incontri e mercati, alberata con gusto borghese per rendere gradevoli sia le passeggiate che i giochi dei bambini, la piazza occupa l’area pianeggiante posta alle pendici del colle dove nel 1397 fu edificata la Chiesa Santa Croce. Poco distante, la scalinata di San Nicola si mostra imponente tra le case colorate che fanno da cornice. I gradini hanno una pendenza regolare secondo l’adattamento progettato dal costruttore triventino Beniamino Mastroiacovo. Una curiosità riguarda il numero degli scalini: la tradizione vuole che ve ne siano uno per ogni giorno dell’anno, ed è probabile che anche voi proverete a portare il conto dei passi una volta iniziata la passeggiata. Presto però, l’intreccio di stradine, che si inerpicano tra le abitazioni, suggerirà passaggi secondari che vi faranno scoprire altre piazzette inaspettate aperte sul paesaggio circostante.

A metà percorso la piccola chiesa seicentesca di San Nicola, in origine posta extra moenia per accogliere i viandanti che giungevano in paese o proseguivano il viaggio sul Tratturo Celano-Foggia e la strada del fiume, diventa parte integrante dell’abitato trovandosi al centro della moderna opera edilizia che ne prenderà il nome. Su Largo Porta Maggiore, dove erano le mura medievali, c’è la prima di molte fontanelle in ghisa che ancora forniscono acqua fresca nei vicoli e negli slarghi, come a Piazzetta De Felice dove un secolare pergolato d’uva offre un’inconsueta sosta regalando refrigerio sotto l’intreccio di viti. Proseguendo si giunge nel nucleo antico dell’abitato; qui la strada diventa stretta e subito si percepisce l’immagine di una città costruita su luoghi vissuti da secoli.

La scalinata diventa un inusuale museo all’aperto, custode silenziosa della storia raccontata dai materiali antichi inseriti tra le mura per ornare alcune abitazioni. Il percorso si interrompe su Piazza Cattedrale, un tempo antico foro romano, dove si trovano la Chiesa della Santissima Trinità (oggi Museo Diocesano di Arte Sacra) e la Cattedrale dei Santi Nazario, Celso e Vittore. La cattedrale sorge sull’antica Cripta di San Casto, nata per accogliere la prima comunità cristiana guidata dal proto vescovo Casto in sostituzione del tempio pagano dedicato a Diana, come ricorda un’iscrizione. Il ricco ed eterogeno apparato decorativo che la caratterizza è una straordinaria testimonianza del romanico molisano.

Tutt’intorno alla grande piazza si sviluppano anche diversi quartieri che conducono ai complessi religiosi del seminario diocesano e al monastero di Santa Chiara fino a giungere al Piano, la grande terrazza- giardino dalla quale si ammira il paesaggio senza confini, e al castello, dimora di numerose famiglie feudali (italiane e straniere) che ricevettero il prestigioso titolo di conti di Trivento. Proprio da quassù lo sguardo è catturato dal confine che disegna il cielo e dallo scorrere lento del fiume che ci trattiene sospesi tra i pensieri e la realtà, in attesa di camminare ancora, questa volta verso la valle ma con nuovi passi.
Intrecci di lana e riti di comunità

L’avvicendarsi delle stagioni lega le feste sacre e quelle civili ai riti domestici o della collettività. Da tre anni le donne del posto hanno rinnovato la tecnica dell’uncinetto tramutandola in un’esperienza d’arte di comunità. Un’operazione innovativa che dallo stare insieme è diventata un’occasione culturale con la creazione d’installazioni artistiche sempre nuove, interamente realizzate con la lana. Ne è un esempio il famoso e particolarissimo albero di Natale, ma non il classico abete ornato di luci e festoni. Le creative signore triventine, infatti, hanno ideato un gigantesco e colorato albero, alto ben 6 metri, composto da circa 1.600 piccoli quadrati di lana completamente realizzati a uncinetto. È il simbolo natalizio della cittadina oltre che famosa star del web. In estate, invece, un lunghissimo tappeto di fili di lana unisce e ricopre l’intera scalinata insieme a opere di artisti internazionali, creando una vera esplosione di colori. Le antiche pratiche collettive, a Trivento, diventano così di uso connettivo, la cura rinnovata dello stare insieme.
Una tavola di bontà
Ricca, variegata e articolata è la tavola dei dolci preparati in occasione delle festività. In particolare, Ostie prene, Calgiun’, Cic’rchiata sono i dolci che dal Natale accompagnano fino all’Epifania; Pigna lievita e Pigna Dolce, Cavalluccio e Papotta sono della tradizione pasquale. Le pasticcerie artigianali riproducono tutti i sapori custodendo fedelmente la dolcezza di casa. Tra questi, il Cippillato è il noto biscotto di pasta frolla ripieno di marmellata di amarena, eccellenza triventina dal sapore indimenticabile.

Si ringraziano per le foto, Silvia Santorelli, Paolo Scarano, Mauro Presutti, Sisto Bucci
TRIVENTO A walk in the village, between flavors and ancient traditions
by Silvia Santorelli
In Trivento you can take a beautiful walk between steps, alleys and houses that are gathered on a “hill entirely covered with stone” overlooking the valley crossed by the river Trigno. The walk starts from Piazza Fontana, a place for meetings and markets but also for relaxing walks.

Near this Piazza, among the colorful houses, stands the long and monumental stairway of St. Nicholas whose number of steps, according to a legend, is equal to the number of days of the year. Along the way there are numerous secondary passages that lead to sacred places, squares and panoramic views of the surrounding promenade.
Weaving of wool and community rites

For three years, women have transformed the traditional wool crochet technique into an experience of creative, colorful and imaginative community. The art of crochet has become a ritual for the local ladies, born with the aim of creating ever new art installations in wool, with the reproduction of the celebratory symbols of the various holidays on our calendar.
A table of goodness

Rich, varied and articulated is the table of desserts prepared on the occasion of religious holidays. In particular, Ostie prene, Calgiun ‘, Cic’rchiata are the sweets of the Christmas period, together with the famous Cippillato (biscuit filled with black cherry); Pigna rises and Pigna Dolce, Cavalluccio and Papotta are of the Easter tradition.
